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Progetto Rete di Pietra L’obiettivo del progetto “Rete di Pietra” è contribuire a uno sviluppo socio-economico sostenibile della Valle d’Itria attraverso la conoscenza capillare dell’architettura in pietra a secco. Ciò parte dalla convinzione che il processo di sviluppo debba essere endogeno, incentrato quindi sulle ricchezze locali e sulla loro integrazione con le attività antropiche che sul territorio si sviluppano.
CONTESTO Lo sviluppo economico e architettonico dell’area è sempre stato direttamente connesso alla tradizione contadina dei suoi abitanti; la necessità di coltivazione dei terreni ha permesso un’abbondante disponibilità di pietra calcarea, utilizzata per la realizzazione di muri di perimetrazione degli appezzamenti di terreno e per gli edifici rurali e urbani. In questo modo i “trullari” (maestri litici) con l’uso sapiente delle mani hanno utilizzato la pietra calcarea per costruire:
- Trulli e cummerse, le tipiche abitazioni della Valle d´Itria;
- Pareti e terrazzamenti, muri di confine della proprietà o dei terreni scoscesi;
- Chianche, pavimenti di pietra grossolanamente livellata;
- Aie e “Jazzili”, spazi comuni per la vita e il lavoro dei contadini nelle varie contrade o masserie.
Nel corso dei secoli e con il conseguente sviluppo di nuove tecniche costruttive, la pietra a secco è riuscita a conservare il suo ruolo dominante nell’architettura rurale, questo perché ogni elemento che la compone nasce come risposta a un problema specifico: ad esempio la costruzione di muretti a secco è una pratica agronomica di sostenibilità per sorreggere lo scarso terreno agrario, impedendo alle acque piovane di depredarlo.
Questo patrimonio architettonico, paesaggistico, storico e ambientale, purtroppo, rischia di scomparire. I trulli e le “cummerse” crollano per mancata e incostante manutenzione o sono demoliti da speculatori edilizi; i pareti sono ridotti a pietrisco quando crollano o sono rubati da commercianti illegali senza scrupolo per rivenderli. Contemporaneamente scompaiono i maestri “trullari” e quell’esperienza di mestieri che ha arricchito il nostro paesaggio meridionale: un’arte sì povera ma ricca per l’utilizzo e le finalità di compatibilità per tutto il nostro territorio.
La proposta progettuale nasce proprio da questa consapevolezza e soprattutto dalla convinzione che il manufatto architettonico si configuri come organismo vivo, interagente con abitante e ambiente circostante, unità fondamentale del complesso tessuto urbano, sensibile al depauperamento delle risorse e dei valori culturali del territorio che lo ospita. Pertanto l’obiettivo specifico del progetto è la conoscenza e la valorizzazione del territorio della Valle d’Itria attraverso la rilevazione del patrimonio architettonico della pietra a secco, così da promuovere azioni volte alla tutela e al ripristino di questo patrimonio.
La ricognizione del patrimonio architettonico del territorio ha un precedente nel progetto Valle dei Trulli (patrocinato dal Comune di Locorotondo in partenariato con il Dipartimento della Rappresentazione del Politecnico di Bari, l’Istituto tecnico Agrario B. Caramia di Locorotondo, la Fondazione Murgia delle Gravine di Mottola, l’Associazione Lapis di Alberobello, le Associazioni Pugliesi di Argentina - Australia - Sud Africa –Venezuela) realizzato nel 2005 con la partecipazione di 20 studenti universitari di origine pugliese residenti in Puglia e all’estero. |